Nove ettari di pecceta sul versante orobico di Albosaggia tornano sicuri e vitali: l'associazione ha coordinato il recupero degli alberi schiantati e le cure colturali in un bosco segnato dagli eventi meteorologici degli ultimi anni.
Il contesto
L'area di intervento si trova tra i 1.515 e i 1.748 metri di quota, nel sottobacino dei Laghi delle Zocche, all'interno del Parco delle Orobie Valtellinesi. È una fustaia di abete rosso con presenza di larice che, a partire dalle eccezionali tempeste dell'ottobre 2018, ha subito crolli localizzati di interi gruppi di alberi, stroncamenti e disseccamenti diffusi: circa un quinto della massa legnosa risultava danneggiato o a terra.
Il legname accumulato in modo caotico al suolo non era solo una ferita nel paesaggio: aumentava il rischio di incendi boschivi e di attacchi parassitari, e rendeva difficile la fruizione di un'area di grande valore naturalistico, attraversata da strade silvo-pastorali e sentieri.

L'intervento
Su incarico dell'associazione, sotto la direzione del dott. forestale Matteo Pozzi, i lavori hanno interessato le particelle forestali 15 e 21 del piano di assestamento del Comune di Albosaggia, che ha delegato la gestione all'AsFo. Le squadre forestali hanno messo a terra e allestito il materiale schiantato, eseguito tagli fitosanitari sulle piante compromesse e instabili, e svolto cure colturali per alleggerire i tratti di bosco più fitti e degradati.
Parte del legname di maggiori dimensioni è stato esboscato e avviato alla filiera della biomassa a uso energetico; il resto è stato appressato al suolo in piccole cataste, per accelerarne la naturale decomposizione. È un intervento dal valore ambientale prima che economico: i costi superano ampiamente i ricavi del legname, ed è proprio per questo che il sostegno pubblico e l'azione collettiva dell'associazione sono decisivi.
Il progetto è stato finanziato da Regione Lombardia attraverso le misure a sostegno dell'avvio e del consolidamento delle Associazioni fondiarie (D.G.R. n. 3079/2024).
Un bosco più stabile, ricco e accessibile
L'obiettivo non è "ripulire" il bosco, ma rimetterlo in condizione di rigenerarsi: aprire il soprassuolo per favorire la rinnovazione naturale, consolidare le piante meglio conformate, ridurre la vulnerabilità a nuovi eventi estremi e sistemare sentieri e camminamenti.
Nel pieno rispetto degli obiettivi di conservazione del Parco e dei siti Natura 2000, una quota adeguata di legno morto è stata mantenuta sul posto: tronchi e rami in decomposizione ospitano migliaia di organismi specializzati, aiutano l'insediamento dei giovani alberi e offrono rifugio e nidi a numerose specie di uccelli. Sono stati inoltre preservati gli alberi maturi, cavitati e di forma particolare, veri serbatoi di biodiversità.