Gestione della fustaia Caiolo (SO) · Bratta – Fontane · 2026 · in corso

A Bratta – Fontane la fustaia ferita da Vaia e dal bostrico torna in gestione

Per la prima volta l'associazione interviene in un bosco d'alto fusto: sei ettari di pecceta privata sul versante di Caiolo, segnati prima dalla Tempesta Vaia e poi dal bostrico tipografo, dove il legname verrà recuperato interamente per via aerea con la gru a cavo.

Il contesto

Il lotto si sviluppa tra gli 810 e i 1.176 metri di quota in località Bratta – Fontane, sulla sponda sinistra della valle del Torrente Merdarolo, dentro il Parco delle Orobie Valtellinesi. È una fustaia montana di abete rosso su un versante ripidissimo — pendenza media del 75% — che porta ancora addosso i segni degli ultimi anni: gli schianti della Tempesta Vaia dell'ottobre 2018 hanno aperto varchi nel popolamento, e su quelle ferite si è poi insediato il bostrico tipografo, l'insetto che ha disseccato intere porzioni di pecceta in tutto l'arco alpino.

Il risultato è un bosco a macchie: nuclei ancora integri di 40–50 grandi abeti si alternano ad aperture occupate da legname a terra e a estese superfici di piante secche in piedi, che da sole rappresentano un terzo della massa legnosa del lotto — circa 1.060 metri cubi destinati a perdere ogni valore se lasciati a deperire. Diversamente dagli altri cantieri dell'associazione, qui la superficie è riunita in due soli mappali privati conferiti all'AsFo: la dimostrazione che il modello funziona anche per le proprietà più grandi.

Porzione di pecceta con piante secche in piedi colpite dal bostrico
Le chiarie del soprassuolo: porzioni di pecceta attualmente secche in piedi, colpite dal bostrico.

L'intervento

Il progetto, firmato dal dott. forestale Matteo Pozzi e finanziato da Regione Lombardia attraverso le misure a sostegno delle Associazioni fondiarie (D.G.R. XII/4228/2025), combina tre azioni: il taglio fitosanitario delle piante secche e gravemente deperienti, il recupero degli schianti ancora valorizzabili al suolo e un prelievo marginale, per singoli alberi o piccoli gruppi, dei soggetti maturi o indeboliti — limitato per lo più all'apertura dei varchi di esbosco.

Su un versante così ripido l'esbosco a strascico è impossibile: tutto il legname viaggerà per via aerea con la gru a cavo, lungo due linee di esbosco (600 e 281 metri) attestate sulle strade silvo-pastorali che servono il lotto a monte e a valle. La martellata forestale ha marcato a una a una le 107 piante fresche da prelevare; sommando il recupero del secco, il cantiere movimenterà circa 890 metri cubi di legname, in buona parte destinati alla filiera locale del legno e della biomassa.

Quello che resta in bosco

Non tutto il legno morto verrà portato a valle, e non per caso: circa 425 metri cubi di necromassa resteranno sul versante, a terra e in parte in piedi. Il legno morto è l'habitat di migliaia di organismi specializzati — circa un quarto delle specie dei nostri boschi ne ha bisogno per vivere — e nei siti Natura 2000 che interessano l'area (la ZSC Val Cervia e la ZPS del Parco) è una componente ecologica da custodire. Saranno inoltre rilasciati gli alberi maturi e stramaturi dalle architetture complesse e tutte le piante con cavità e microhabitat.

Sotto i varchi aperti dal taglio, la rinnovazione naturale di abete rosso è già al lavoro: nuclei di novellame si stanno affermando nelle aree più protette della fustaia. L'obiettivo dell'intervento è proprio questo — mettere in sicurezza il versante, fermare l'avanzata del bostrico e accompagnare il bosco verso una nuova generazione, più stabile e diversificata di quella che Vaia ha piegato.

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