Cinque ettari di castagneto invecchiato, a cavallo tra i comuni di Albosaggia e Caiolo, sono il primo grande banco di prova della missione dell'associazione: riportare in gestione attiva il bosco ceduo abbandonato della media Valtellina.
Il contesto
Il versante sotto la frazione di Sant'Antonio, tra i 610 e i 768 metri di quota, è coperto da un bosco dominato dal castagno (oltre il 60%), con larice, rovere e abete rosso. È il classico ceduo della sponda orobica: per generazioni ha fornito legna e paleria alle famiglie della valle, poi l'abbandono lo ha lasciato invecchiare. Le ceppaie si sono caricate di polloni fitti e mal conformati, molte piante presentano chiome secche e qua e là le grosse ceppaie instabili si ribaltano, zolla radicale compresa.
È esattamente la situazione per cui è nata l'associazione: decine di piccole particelle private, oltre 45 mappali tra i due comuni, che nessun proprietario da solo avrebbe convenienza a gestire — e che insieme, grazie all'AsFo, tornano a essere un lotto boschivo unitario di 5 ettari.

L'intervento
Su progetto del dott. forestale Matteo Pozzi e con l'autorizzazione della Comunità Montana Valtellina di Sondrio, il lotto è stato trattato con un taglio raso con matricinatura intensiva: la forma di governo tradizionale del ceduo, che rinnova il bosco facendolo ricacciare vigoroso dalle ceppaie. Su ogni ettaro sono stati però rilasciati 200–230 soggetti tra i migliori — polloni ben conformati, matricine maestose, le piante più stabili e vigorose — che garantiranno seme, copertura e la futura ossatura del bosco.
I lavori, affidati all'impresa boschiva GICI Srl di Castione Andevenno, hanno movimentato circa 5.900 quintali di legname (oltre 1.800 piante), esboscati con trattore, verricello e teleferica nei settori più lontani dalla viabilità. Una parte importante del valore generato resta sul territorio, tra filiera locale del legno e ritorno per i proprietari aderenti.
Il ceduo che ricresce
Il taglio del ceduo non è la fine del bosco, ma il suo ringiovanimento: già dalle prime stagioni vegetative le ceppaie ricacciano nuovi polloni, più sani e vigorosi, mentre la luce che torna al suolo risveglia la rinnovazione. Le foto più recenti, scattate a lavori conclusi, mostrano il versante ordinato e pronto a ripartire: nei prossimi anni l'associazione seguirà l'evoluzione del popolamento, selezionando progressivamente i ricacci migliori.
Un bosco gestito è anche un versante più sicuro per le frazioni sottostanti e un paesaggio che torna leggibile, con la vista che dal sentiero si riapre sul fondovalle e sulle Alpi Retiche.